Le Case dello Zingaro

Contrada Sauci Grande, San Vito Lo Capo    +39 347 8494204 0923 974317 - Email

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San Vito Lo Capo

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Scopello

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Trapani

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  • SAN VITO LO CAPO
  • IDENTITÀ E TIPICITÀ LOCALI
    San Vito Lo Capo, terra di cielo e di mare, gioiello splendente per luce e colori, “meta tra sogno e desiderio” mare limpidissimo, natura incontaminata, “rena impalpabile”, da fare invidia ai più rinomati paradisi dei mari del sud e quante altre definizioni ancora si potrebbero riferire a questo borgo incantato, disteso e racchiuso in una baia sulla costa nord occidentale della Sicilia compreso tra le Riserve Naturali dello Zingaro e di Monte Cofano, in un territorio tra i più suggestivi della Sicilia e del Mediterraneo.
    Nella ridente cittadina mare e sole sono protagonisti, associati a storia natura e monumenti, ma anche all’ospitalità sincera degli abitanti e alla gastronomia ricca e fantasiosa.

    PAESAGGIO
    Immersa in un paesaggio costellato da rocce alte, spiaggette e scogli appuntiti, grotte, bagli e torri, San Vito accoglie con la stupenda costa di Makari e il bastione di Monte Monaco con il pizzo omonimo che, a seconda da dove si guarda, assume ora la forma di un prete in preghiera, ora di un cane in corsa. Dalla sommità del monte, raggiungibile attraverso sentieri, unica e irripetibile è l’emozione che si prova alla vista dall’alto dei tre golfi insieme, di Castellammare, San Vito e Cofano, e nelle giornate di grande visibilità, anche dell’isola di Ustica.
    Dalle terrazze del santuario si gode dello stupendo panorama sulla spiaggia, lunga tre chilometri, sul mare azzurro e sulla cittadina, della quale si apprezza  l’impianto regolare con case basse e vie rette e parallele.
    Nel paesaggio della splendida costa rocciosa si ergono le cinquecentesche torri del sistema isolano di difesa.

    STORIA
    La storia della città è legata a San Vito che, secondo la tradizione, passò da Egitarso o Egitallo, denominazione romana del sito, nel III secolo d.C., costretto a lasciare la sua città Mazara, assieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia: egli abitò nelle caverne della zona, dedicandosi alla preghiera, nutrito da un corvo, come i Padri del deserto. Si ritiene che dopo il martirio del Santo, avvenuto intorno al 300 d.C. presso la foce del fiume Sele, ad Egitarso fosse sorta una chiesetta, rinnovata nel XV, e divenuta successivamente santuario-fortezza, per volere degli abitanti di Erice nel cui comprensorio ricadeva il territorio di San Vito, per dare ai pellegrini alloggio e protezione dalle incursioni piratesche. La città, che è Comune dal 1952, si è sviluppata tra il XVIII e il XIX secolo attorno al santuario, come piccolo borgo di pescatori, appartenente all’agro ericino.

    NATURA
    Il mare limpidissimo e la splendida spiaggia di sabbia fine, costellata da frammenti di rosso corallo, sono i protagonisti di questo stupendo paradiso naturale, grazie ai quali la città è entrata a far parte delle 300 località con spiagge più belle d’Italia ed ha anche ricevuto la Bandiera blu d’Europa. Ad est si trovano coste alte e a picco sul mare, preludio di quella meraviglia che è la Riserva Naturale orientata dello Zingaro, che tutela uno dei tratti di costa più belli ed integri dell’isola, esteso per circa 7 chilometri, fino a Scopello, e caratterizzato da una splendida macchia mediterranea. Non meno interessante è il lato ovest della costa, più bassa e irta di scogli, con Cala Rossa e Cala Mancina, lo scoglio dell’Isulidda, a pochi metri dalla costa rocciosa, e le grotte.
    Area di grande interesse naturalistico e paesaggistico è anche il monte Monaco, alto 532 metri.

    ARCHEOLOGIA
    La presenza dell’uomo nel territorio è documentata da graffiti, pitture e materiali litici di età preistorica, rinvenuti nelle numerose grotte. Alcune incisioni sono visibili sulle pareti della grotta dell’Uzzo, all’interno della Riserva dello Zingaro, che ha anche restituito frammenti di vasi, selci, ossidiana, oltre a dodici scheletri umani e ad ossa di animali.
    Nella zona di Piana di Sopra, la grotta dei Cavalli conserva pitture neolitiche dipinte in rosso, con disegni labirintici, simboli solari e figure antropomorfe, mentre la grotta cosiddetta del Racchio, preceduta da una avangrotta illuminata, contiene incisioni lineari di carattere presumibilmente magico e due graffiti raffiguranti cervi.
    A pochi passi dall’ex tonnara si trovano antiche vasche cetarie, risalenti al IV secolo a.C., destinate alla lavorazione del pregiato garum, la salsa di pesce di cui i Romani andavano ghiotti.

    ARTE
    All’interno del santuario, nella cappella di San Vito, impreziosita da marmi locali e da statue in stucco di Orazio Ferraro (1624-1628), è posta, al centro, la statua del Santo, una pregevole opera gaginesca del 1587, con episodi della sua vita, legati al soggiorno nella città del Capo, scolpiti nella base: la particolare levigatura dei piedi è dovuta alla secolare usanza, da parte dei pellegrini, di baciare i piedi in segno di devozione. Opere di arte contemporanea assolvono degnamente la funzione di arredi liturgici: l’altare e la scultura raffigurante San Vito di Capri Otti, entrambi in bronzo, il Crocefisso di Mario Cassisa, dello stesso materiale, e due steli candelabro in marmo di Ibrahim Kodra.
    A Martin Emschermann si deve il moderno simulacro (2005) in marmo di San Vito, posto sulla porta  del santuario, e a Toti Taormina la statua bronzea del Santo (1999), sul molo Sopraflutto.

    MONUMENTI
    Robusto e solenne nel suo aspetto di fortezza, nella piazza principale si erge il santuario-fortezza dedicato a San Vito, sorto presumibilmente nel secolo XV, inglobando le strutture di una preesistente chiesa paleocristiana e rafforzato nel secolo XVI; recenti restauri (2003) hanno riportato in luce un ipogeo con due pozzi, forse destinati ad attività cultuali.
    La cappella di Santa Crescenzia, piccolo suggestivo edificio a pianta quadrata, è un originale esempio di architettura di fine secolo XV-inizi XVI, con influenze arabe, normanne e gotiche, dalla particolare soluzione della cupola, sostenuta da trombe a ventaglio.
    Lungo la fascia costiera si ergono le torri Scieri, Mpisu e Isulidda, realizzate nel secolo XVI per avvistare la presenza dei pirati che infestavano il mare Mediterraneo; nel Golfo del Secco si trova l’impianto a terra di una dismessa tonnara, documentata fin dal 1412.

    TRADIZIONI
    È credenza popolare che San Vito avesse cercato inutilmente di convertire gli abitanti del villaggio di Conturrana, i quali vennero puniti da Dio, per non avere ascoltato la predicazione, con una frana  che seppellì l’abitato: si ritiene che il misterioso villaggio sia sotto l’enorme ammasso di pietre in contrada Valanga. L’edicola di Santa Crescenzia ricorda invece il luogo in cui la frana si fermò,  risparmiando San Vito, Modesto e la stessa Santa che, trasgredendo l’ordine divino di non voltarsi per non assistere al castigo di Dio, divenne di pietra per lo spavento: secondo un’antica credenza popolare, per scaricare u scantu (paura), bisogna buttare delle pietre dentro l’edicola.
    Nel mare di San Vito, fino al 1968 si calavano le reti per la tradizionale mattanza, la cruenta cattura dei tonni che in primavera, numerosi, percorrevano le acque del Golfo di Castellammare.

    PRODUZIONI TIPICHE
    Nella parte pedemontana di Pizzo Monaco, nelle contrade Giardinello e Rocca Notaro, si estrae il Marmo grigio San Vito, un calcare fossilifero del Cretaceo che può essere impiegato nel campo edilizio e dell’arredamento.
    Le produzioni tipiche artigianali sono collegate alle attività marinare e agricole del territorio;  i pescatori creano conzi, lunghe lenze alle quali vengono applicati ami, cannizzi, rami di palma destinati ad essere ancorati al fondale marino, coppi, reti mobili, nasse, ceste nelle quali i pesci una volta entrati non possono uscire; i curinari, con movimenti veloci delle mani intrecciano la palma nana, creando la curina per confezionare borse, cappelli, ventagli dalle antiche fogge, oltre che panara, panieri realizzati con ramoscelli di ulivo e canna. A queste attività tradizionali si affianca la lavorazione del ferro e la produzione di ceramiche artistiche.

    ENOGASTRONOMIA
    A San Vito oltre alle suggestioni dei luoghi, c’è anche la suggestione di una cucina tradizionale nella quale il pesce fresco è sempre presente. La marineria locale esercita infatti la cosiddetta pesca artigianale, ossia sotto costa, con piccoli natanti  durante le ore notturne, e diretta in particolare alla cattura di triglie, saraghi, ombrine, occhiate, scorfani, seppie, polpi, calamari, aragoste che vengono immessi nel commercio al minuto, di primo mattino, direttamente nella zona portuale.
    Busiati, pane cunzatu, pasta coi ricci sono i piatti forti di una gastronomia semplice e fantasiosa in cui il couscous, cibo di origine araba a base di semola cotta a vapore e condita con brodo di pesce, è il protagonista assoluto.
    Nella frazione di Castelluzzo, rinomata per i suoi uliveti, viene inoltre prodotto un olio profumato e fragrante, ottimo come condimento per qualsiasi pietanza.

    MUSEI SCIENZA DIDATTICA
    Il museo del santuario accoglie argenti, arredi liturgici e opere di arte sacra legate al culto e ai pellegrinaggi in onore di San Vito. Merita particolare attenzione la statua lignea dell’Immacolata, di un ignoto scultore siciliano degli inizi del XVI secolo, proveniente dalla tonnara del Secco. Sono inoltre in mostra i doni dei paesi legati alla figura di San Vito in Italia, tra cui la centa, un ex voto dei pastori di San Gregorio Magno, lavorato con candele di cera. Nella sala dei parati spicca una pianeta di velluto verde della fine del secolo XVI.
    A San Vito opera un centro che da alcuni anni organizza campi scuola internazionali di archeologia subacquea, mettendo in pratica un metodo scientifico attraverso il quale si effettuano prospezioni, rilievo, scavo, disegno e rilievo dei materiali, creazione di itinerari archeosub, oltre che catalogazione e classificazione di reperti.

    RELIGIONE RICORDI LEGAMI
    La città dedica al suo Santo titolare solenni festeggiamenti, dal 13 al 15 giugno, con manifestazioni canore, musicali e sportive, sfilate, mostre ed una suggestiva rievocazione storica dello sbarco del Santo, accompagnato dai santi Modesto e Crescenzia che, giunti al tramonto sulla spiaggia, al suono delle sirene della flotta peschereccia e alla luce di razzi multicolori, muovono verso il paese, accompagnati dalla banda musicale. La pittoresca processione per le vie del borgo e i fuochi d’artificio chiudono le manifestazioni.
    Altro tradizionale appuntamento religioso è per il 18 e 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, con la processione della statua del Santo, i falò (vampe) in diverse zone del paese, e il pranzo offerto alla Sacra Famiglia, impersonata da tre figuranti presso un’abitazione dove è stato allestito un altare votivo, addobbato con caratteristici pani.

    SVAGO SPORT E TEMPO LIBERO
    Alcuni diving offrono la possibilità di immersioni ai sub che vogliono scoprire gli splendidi fondali coralli geni, di rilevante interesse biologico.
    Circoli nautici propongono corsi di vela, canoa, kaiak, windsurf, sci e monosci, nuoto.
    Si possono effettuare gite in battello e pescaturismo, con delle imbarcazioni che ospitano a bordo i turisti, ai quali viene offerta la possibilità di ammirare luoghi suggestivi e di conoscere le varie specie ittiche locali.
    Molte strutture turistiche sono fornite di piscina, campetto da calcio, campi da bocce, da basket e da tennis, e sono anche attrezzate per spettacoli di intrattenimento.
    La città dispone di un bocciodromo e di un campo di calcetto pubblici; vi è inoltre la possibilità di praticare trekking e di effettuare passeggiate a cavallo e piacevoli escursioni alla scoperta dell’incantevole territorio circostante.

    EVENTI E MANIFESTAZIONI
    Puntualmente si ripetono nella lunga stagione turistica di San Vito Lo Capo una serie di appuntamenti. Nell’ultima settimana del mese di settembre si tiene il Couscous Fest, una  straordinaria rassegna di cultura ed enogastronomia mediterranea, all’insegna delle degustazioni, degli spettacoli e dell’immancabile gara tra cuochi di diverse nazionalità che si contendono la palma della vittoria per la realizzazione del miglior couscous, considerato piatto della pace e simbolo di integrazione tra popoli di diverse etnie.
    Tempu ri capuna è un altro evento gastronomico e culturale  che nel periodo autunnale tende alla valorizzazione del capone e del pesce azzurro, proposti come base di tanti piatti.
    Sotto il titolo Libri, autori e buganvillee, si tengono nella via Venza una serie di incontri, tra luglio e settembre, destinati alla  presentazione di opere di famosi scrittori italiani.

  • SCOPELLO
  • Dalla sommità di una altura, il piccolo e suggestivo borgo di Scopello domina il paesaggio che spazia sull’intero Golfo di Castellammare. Sorto nei pressi della mitica città di Cetaria, cosiddetta per l’abbondanza di tonni, porta nel nome derivante dal greco Skopelòs, scoglio, o dall’arabo Iscubul, l’incantevole presenza, nel mare cristallino, dei maestosi e pittoreschi faraglioni, ricoperti di vegetazione mediterranea.

    A ponente del Golfo di Castellammare, a forma di anfiteatro, la costa diventa rocciosa, fortemente frastagliata, caratterizzata da alte rocce a strapiombo sul mare, con i faraglioni di Scopello e la costa dello Zingaro, dalle calette di straordinaria bellezza: subito la punta e l’insenatura di Cala Bianca e la punta del Grottaro e, quindi, il bellissimo, ampio seno di Guidaloca, con ghiaia bianca, protetta da una vecchia torre che con le altre due della tonnara, una su di un piccolo promontorio e l’altra arroccata su un’aspra rupe, assicurava il controllo della zona dal pericolo proveniente dal mare. La vegetazione dei tratti rocciosi che incombono sul mare è particolarmente ricca: nelle zone a steppa, digradanti verso il mare, vegetano le palme nane, mentre, a monte della strada, crescono superbi carrubi, olivastri ed euforbie.Il sottobosco è costituito principalmente da piante quali il rovo, il pungitopo, l’edera, l’assenzio, il prugnolo, il biancospino, la rosa canina e la ginestra. Molto interessante è anche la flora rupestre, tra cui la Scabiosa cretica e la Ceterach officinarum (spaccapietre) che cresce tra le fessure delle rocce. Dove si raccoglie l’acqua piovana si trova il discoglosso, anfibio molto simile ad una piccola rana, che può vivere anche lontano dagli stagni permanenti. Tra le rocce si trova una chiocciola terricola specializzata per le strette fessure, la Marmorana scabriuscola. Tra gli uccelli si può scorgere il gheppio a caccia di insetti e piccolissimi roditori.
    Per gli appassionati di speleologia sono imperdibili le grotte di Monte Inici con profondissimi “orridi”, laghi sotterranei e scorci di estrema suggestione.

  • CUSTONACI
  • Custonaci è la città del marmo e si presenta come il primo bacino marmifero della Sicilia, il secondo in Italia e in Europa. Il paese è prossimo ad un’area di grande interesse naturalistico, la Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, con aspre baie marine inconta- minate; essa è percorribile attraverso sentieri che offrono scorci panoramici di incomparabile bellezza. Nel suggestivo antro naturale della Grotta Mangiapane, a Scurati, usi, costumi e tradizioni della Sicilia dei primi del Novecento rivivono in occasione del Presepe Vivente (Natale) e del Museo Vivente (estate). Da non perdere, nel periodo estivo, i festeggiamenti in onore della Madonna di Custonaci, con lo sbarco a mare della copia di un veneratissimo quadro della Vergine, il cui originale del XV secolo è custodito nell’omonimo Santuario.

    STORIA
    Custonaci o Custunaci – secondo la dizione tramandata dai più antichi documenti e tuttora riflessa nella parlata popolare – da sempre indica un insieme di contrade rurali solo da un cinquantennio confluite a formare una città. La desinenza aci o akis (di derivazione sicana o greca) si riscontra in altri toponimi come Sparaci e Scuraci ed indica un oggetto appuntito. La radice del nome potrebbe avvicinarsi al termine Kustuni, ossia roccione ripido. Si ritiene anche che possa essere di origine bizantina o che derivi dalla ninfa Chustonachi. Il nome Custunachi, riferito ad un fiume del territorio, oggi denominato Forgia, si ritrova in un privilegio dell’imperatore Federico II del 1241. Lo sviluppo urbanistico della città è legato al Santuario della Madonna di Custonaci; le controversie nel tempo sorte con Erice, portarono all’acquisizione dell’autonomia comunale il 3 dicembre 1948.

    PAESAGGIO
    Il paesaggio di Custonaci sorprende il visitatore per la straordinaria bellezza dei panorami che si possono godere in base ai punti di osservazione. Dal Belvedere dei Giardini Angelo Messina, adiacenti al Palazzo Municipio, si viene catturati dalla vista del Monte Erice a Sud per poi proseguire lo sguardo verso Nord, fino allo scenario che vede il Monte Cofano ergere maestoso sulla baia di Cornino. Rivolgendo lo sguardo verso il Santuario che sovrasta la città, a fare da cornice è il complesso montuoso dello Sparacio che risalta dei bianchi e geometrici tagli delle cave del Perlato di Sicilia che fanno assumere al paesaggio una particolare connotazione legata alla prevalente economia dei luoghi. Colori, scorci che al tramonto assumono effetti particolari dovuti alla colorazione delle rocce e della vegetazione che a valle si arricchisce della bellezza delle coltivazioni di olivo e vite.

    NATURA
    Il territorio possiede peculiarità straordinarie connesse con la Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano e col complesso montuoso dello Sparacio che racchiudono esempi differenti vegetazionali: la prateria di ampelodesma e la gariga a palma nana con la presenza di lembi di leccio (Quercus ilex). I numerosi endemismi tra cui la Brassica drepanensis, l’Euphorbia bivonae, lo Hieracium cophanense e il Delphinium emarginatum definiscono condizioni di pregio naturalistico, specialmente in primavera quando è possibile vedere fiorite le orchidee selvatiche. In tali aree ricadono zone di interesse comunitario SIC e ZPS per la protezione degli uccelli. Vi stanziano infatti il falco pellegrino, il gheppio, la poiana, il corvo imperiale, il colombo selvatico e il gabbiano comune. La Fossa della Bufara, una dolina causata dal cedimento delle rocce calcaree sottostanti, è una chiara espressione dell’origine carsica del territorio.

    TRADIZIONI
    Scurati è un piccolo borgo sovrastato da un costone roccioso, prolungamento del Monte Cofano, lungo cui si aprono grotte e ripari naturali, alcuni dei quali sono stati utilizzati dai pastori. In questo suggestivo scenario, la Grotta Mangiapane, la più grande del comprensorio, ospita all’interno un minuscolo villaggio caratterizzato da un lungo corridoio pavimentato con pietre e ciottoli. Agli inizi dell’Ottocento la famiglia Mangiapane vi costruì cinque piccole case a due piani, un magazzino e due stalle; altre stanze furono ricavate chiudendo il fondo della grotta e fu realizzato un grande forno. All’esterno sorsero delle casette ed una grotta più piccola fu utilizzata per la custodia del gregge. La famiglia vi abitò fino al 1950: oggi il villaggio fa da cornice al Museo e al Presepe vivente. Anche la grotta Rumena, presso il torrente Forgia, è stata utilizzata come abitazione.

    RELIGIONE RICORDI LEGAMI
    La Madonna di Custonaci, patrona di diversi Comuni staccatisi da Erice, raccoglie oggi l’identità del popolo dell’agro-ericino. Il Santuario è stato per secoli meta di pellegrini, venuti ad omaggiare la Madonna arrivata dal mare, secondo la tradizione, su di una nave veneziana o francese scampata ad un naufragio e approdata a Cala Bukutu. Tale evento viene rievocato il lunedì antecedente l’ultimo mercoledì di agosto, durante i festeggiamenti in onore della Madonna, con l’arrivo di un veliero e lo sbarco di una copia del quadro nella baia illuminata dai fuochi pirotecnici e alla presenza di numerosi fedeli, molti dei quali con fiaccole accompagnano in processione la sacra immagine fino al Santuario. Fu secolare consuetudine, fortemente voluta dagli Ericini e osteggiata dagli abitanti di Custonaci, il trasporto ogni anno del quadro della Madonna sulla vetta del Monte San Giuliano.

    ARTE
    Un’aggraziata Madonna in trono con il Bambino, incoronata da Angeli, è la prima immagine su cui si è incentrato il culto della cosiddetta Madonna di Custonaci: dipinta su tavola intorno al 1460, ha il manto decorato con vasi baccellati colmi di spighe. L’abside del Santuario accoglie il quadro e il più fastoso arredo plasticoarchitettonico barocco del trapanese: una grande tribuna marmorea ornata da una Immacolata in marmo del XVII secolo e da quattro statue in legno (c.1770) del trapanese Pietro Calamela. Degni di nota sono inoltre nel Santuario gli affreschi di Domenico La Bruna, le tele di Giuseppe Felici (prima metà sec. XVIII) e la decorazione pittorica di Carlo Righetto (1900). Di grande effetto è il coro ligneo intagliato e dipinto (sec. XVIII). Interessanti anche: una tavola attribuita alla bottega di Antonello Crescenzio (prima metà sec. XVI) e un altarolo ligneo (sec. XV-XVI).

    ARCHEOLOGIA
    Nel territorio di Custonaci si trovano grotte abitate fin dall’epoca preistorica. Schegge di ossidiana e selce, frammenti ceramici sparsi ovunque in superficie, testimoniano la presenza dell’uomo già da tempi antichissimi. La Grotta Mangiapane, alta circa 70 metri e profonda 50, esplorata nel 1870 dal marchese Dalla Rosa e nel 1925 dal francese Vaufrey, fu abitata dall’uomo sin dal Paleolitico Superiore. Allo stesso periodo risalgono i fossili, i graffiti e il materiale litico restituiti dalla grotta Buffa, e le incisioni lineari che si trovano all’interno della grotta Miceli. Resti di una necropoli dell’età del rame si trovano in contrada Tuono e le rovine di un ponte romano in località Linciasella. La presunta identificazione della città greca di Eraclea nei resti rinvenuti sul monte Cofano, non confortata da indagini scientifiche, per il momento resta soltanto una ipotesi.

    MONUMENTI
    Il Santuario di origini tardo cinquecentesche, è il monumento più rappresentativo della città, luogo di antico culto e meta di pellegrinaggi; la facciata con portale ad archi ogivali e rosone, l’interno neogotico sono l’espressione degli ultimi rifacimenti avvenuti agli inizi del secolo XX. Di grande effetto decorativo la monumentale scala e il pavimento del sagrato a selciato con caratteristici ciottoli di pietra. Disseminati nella campagna si ergono i bagli (dall’arabo bahal, cortile), strutture rurali fortificate caratterizzate da una corte interna. Posti in posizione dominante, erano provvisti di ambienti destinati sia alla dimora stagionale del proprietario, che a servizio dell’agricoltura. Lungo il litorale che costeggia il monte Cofano si trovano: la Torre di San Giovanni, facente parte del circuito cinquecentesco di difesa, la cappella del Crocefisso, la Torre di Cofano a pianta stellare e resti di una tonnara.

    MUSEI SCIENZA DIDATTICA
    L’ex “Casa del pellegrino e convento dei francescani”, edificio attiguo al Santuario, ha assunto la funzione di Museo, uno dei più interessanti dell’agro ericino, per la raccolta di suppellettile liturgica, argenterie e opere legate al culto della Madonna di Custonaci tra cui l’edicola lignea con Madonna in trono con Bambino, di intagliatore siciliano di fine secolo XV inizi XVI. Sono inoltre esposti stendardi processionali, sculture lignee, ex voto, dipinti, ritratti. Merita attenzione un cimelio storico: l’elegante e robusta cassa in legno decorato, utilizzata per i famosi “trasporti” – andata e ritorno per Erice – della preziosa tavola, ora nel Santuario. Disegnata dal sacerdote Carlo Peraino, fu eseguita dall’ebanista Giuseppe Loretta (1831). Altra istituzione culturale è la Biblioteca Comunale con un patrimonio di 14.412 volumi, che d’estate promuove Una Biblioteca sul Mare.

    PRODUZIONI TIPICHE
    Custonaci è il primo bacino marmifero in Sicilia, il secondo in Italia ed in Europa con un’estensione di 62 kmq, di importanza non solo geologica ma soprattutto economica. La Pietra di Custonaci, oggi esportata in tutto il mondo, è stata impiegata fin dal Medioevo: il libeccio antico, policromo con sfumature sul rosso, riveste infatti edifici come la Reggia di Caserta e la Basilica di San Pietro a Roma. Nel dopoguerra, grazie all’industrializzazione, Custonaci ha assunto ruoli di primo piano nel campo internazionale col Perlato di Sicilia, il marmo più venduto nel mondo dopo il bianco di Carrara. È un calcare fossilifero del Cretaceo inferiore con fondo avorio chiaro, arabescato in marrone e belle chiazze di pura calcite, e si ricava principalmente nella zona a sud-est di Monte Cofano. Vengono inoltre estratti il Perlatino di Sicilia, il Botticino, l’Avorio venato, il Brecciato, il Libeccio.

    ENOGASTRONOMIA
    La gastronomia è quella tipica trapanese, nella quale ai sapori del mare si associano quelli della campagna: innanzitutto il couscous, di origine araba, a base di semola condita con brodo di pesce; spigole, saraghi, triglie e vari tipi di pesce, arrostiti, a ghiotta, fritti; tonno, anche in conserva sotto sale (tunnina), in ogni sua parte, comprese le uova (bottarga) e le interiora opportunamente trattate. Alla tradizionale cucina contadina appartengono i piatti dai forti sapori e dagli inconfondibili odori come la pasta con il pesto alla trapanese, i busiati, listelli di pasta attorcigliata, conditi con stufato di maiale, le cassatelle di ricotta in brodo, il capretto e l’agnello arrostiti con alloro e rosmarino o cotti in una densa salsa di pomodoro, sempre accompagnati dal buon vino locale. Tra i dolci sono tipiche le cassatelle fritte di ricotta, le spincie, la pignolata e la mandorlata.

    EVENTI E MANIFESTAZIONI
    Custonaci è animata tutto l’anno. Nella suggestiva grotta Mangiapane si svolgono periodicamente due eventi etnologici di grandissimo interesse, il Presepe Vivente a Natale e il Museo Vivente in estate, che rievocano momenti di vita quotidiana degli inizi del Novecento, nell’agro ericino. Attori sono veri artigiani, contadini, pastori, donne, bambini, venditori che ripetono gesti antichi e fanno rivivere mestieri oggi scomparsi. All’interno del piccolo borgo sono riprodotte botteghe e ambienti domestici, corredati da utensili e attrezzi originali. Nel periodo natalizio l’evento si arricchisce del quadro della Natività nel cuore della grotta. Attesi sono inoltre gli appuntamenti con il gruppo Musica- Teatro-Danza, la Spincia Fest e Degustando la busiata, oltre che i festeggiamenti in onore di Maria SS. di Custonaci con lo Sbarco e la festa di San Giuseppe con il caratteristico Invito.

    SVAGO SPORT E TEMPO LIBERO
    La baia di Cornino, antico borgo marinaro di Custonaci, ha una suggestiva insenatura sabbiosa, frequentata d’estate da numerosi bagnanti, molti dei quali, attratti dalle acque cristalline, hanno scelto il litorale come luogo di villeggiatura. Lo splendido mare, fregiatosi nel 2001 della bandiera blu d’Europa, si presta per sport nautici ed escursioni in barca, mentre la pescosità dei fondali rappresenta un costante invito per gli appassionati della pesca. Partendo dalla Baia di Cala Bukutu, inizia un percorso trekking che si inoltra nella Riserva Naturale Orientata Monte Cofano e consente di osservare la torre di San Giovanni (secolo XVI), la chiesetta del Crocefisso, meta di pellegrinaggi nell’ultimo venerdì di marzo, la sovrastante Grotta omonima, l’ex tonnara di Cofano. Alcune associazioni sportive e un Diving club promuovono escursioni, tornei, campionati, gare in diverse discipline.

  • RISERVA NATURALE ORIENTATA DI MONTE COFANO
  • La Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano fa parte del comune di Custonaci, con aspre baie marine incontaminate, è percorribile attraverso sentieri che offrono scorci panoramici di incomparabile bellezza. A fare da cornice è il complesso montuoso dello Sparacio che risalta dei bianchi e geometrici tagli delle cave del Perlato di Sicilia che fanno assumere al paesaggio una particolare connotazione legata alla prevalente economia dei luoghi. Colori, scorci che al tramonto assumono effetti particolari dovuti alla colorazione delle rocce e della vegetazione che a valle si arricchisce della bellezza delle coltivazioni di olivo e vite.
    Il territorio possiede peculiarità straordinarie connesse con la Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano e col complesso montuoso dello Sparacio che racchiudono esempi differenti vegetazionali: la prateria di ampelodesma e la gariga a palma nana con la presenza di lembi di leccio (Quercus ilex). I numerosi endemismi tra cui la Brassica drepanensis, l’Euphorbia bivonae, lo Hieracium cophanense e il Delphinium emarginatum definiscono condizioni di pregio naturalistico, specialmente in primavera quando è possibile vedere fiorite le orchidee selvatiche. In tali aree ricadono zone di interesse comunitario SIC e ZPS per la protezione degli uccelli. Vi stanziano infatti il falco pellegrino, il gheppio, la poiana, il corvo imperiale, il colombo selvatico e il gabbiano comune. La Fossa della Bufara, una dolina causata dal cedimento delle rocce calcaree sottostanti, è una chiara espressione dell’origine carsica del territorio.

  • RISERVA NATURALE ORIENTATA DELLE SALINE DI TRAPANI E PACECO
  • Una delle aree naturalistiche più attraenti d’Europa, tutelata dal WWF è la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco, nel cui interno è ospitato il Museo del sale, che, sistemato nel magazzino di un tradizionale mulino per la macinazione del sale, conserva gli attrezzi da lavoro dei salinari e illustra le tecniche di produzione. La limitrofa frazione di Nubia, sorta presso un’antica torre d’avvistamento, è rinomata per la produzione del sale, per il tipico aglio rosso e per il pomodoro pizzutello.
    Di notevole pregio naturalistico, la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco è stata istituita con decreto della Regione Sicilia l’11 maggio 1995, e affidata in gestione al WWF. Il sito costituisce una delle più importanti aree umide costiere della Sicilia occidentale per le sue valenze biologiche, legate agli aspetti faunistici e floristico-vegetazionali. A queste valenze si aggiungono quelle paesaggistiche, etnoantropologiche, architettoniche, storiche. L’ambiente delle saline, fortemente salmastro, ospita numerose specie erbacee o arbustive, adattatesi alle condizioni ambientali estreme che questa area presenta. Sito di Interesse Comunitario (SIC), riveste un particolare interesse per la biodiversità ed è inserito come ZPS (Zona a protezione speciale per gli uccelli) in quanto costituisce un’area di sosta sulla rotta delle migrazioni verso l’Africa e viceversa. La sequenza delle vasche è una successione di ecosistemi. Nelle vasche di prima entrata, più profonde e vicine al mare, si allevano in forma estensiva pesci che spesso sono preda di gabbiani e cormorani. Nelle vasche che seguono, dove la concentrazione salina non permette alcuna vita animale, cresce un’alga microscopica unicellulare, la Dunaliella salina, che coadiuvata da archeobatteri, quando la concentrazione salina aumenta, colora di rosso corallo la superficie delle saline nel periodo estivo. Tale sostanza costituisce il cibo preferito dell’Artemia salina, un crostaceo di cui si nutrono i Fenicotteri che devono la loro colorazione rosa al carotene sintetizzato da questi microrganismi. L’invaso artificiale Baiata, posto a est della città, utilizzato per l’irrigazione dei terreni a valle, interagisce positivamente con la fauna migratoria.
    All’interno della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco il sale marino viene ottenuto “artigianalmente” secondo il metodo della coltivazione, lasciando evaporare l’acqua del mare immessa in grandi vasche salanti nel periodo invernale: gli elementi essenziali sono l’acqua marina, il sole e il vento. La produzione avviene durante il periodo estivo, in particolare nei mesi di luglio, agosto e settembre e a seconda delle condizioni climatiche si possono compiere anche tre raccolti. È raccolto a mano dal salinaio, agevolato da qualche strumento, e quindi asciugato. A differenza di quello industriale non viene lavato e pulito: subisce soltanto una sgretolatura in granelli più piccoli e una leggera asciugatura per evitare una eccessiva presenza di umidità. Il sale marino è naturale, ricco di iodio, fluoro, magnesio e potassio e si può quindi definire integrale.

  • RISERVA NATURALE ORIENTATA DELLO STAGNONE
  • La Riserva Naturale Orientata dello Stagnone si estende sulla costa occidentale della Sicilia nel territorio del comune di Marsala, abbracciando un’area di 2.00 ha, comprendendo la laguna che va da Capo San Teodoro a Capo Boeo (o Lilibeo), le isole Mozia, Isola Grande, Santa Maria e Schola e le saline costiere di San Teodoro, Genna e Ettore Infersa.
    E’ la più grande laguna della Sicilia, di enorme interesse naturalistico e di grande suggestione paesaggistica, è caratterizzata da acque molto basse (1-2 m e spesso non più di 50 cm) e da un ambiente fortemente salmastro. Dal punto di vista zoologico, essa rappresenta un laboratorio naturale in cui nuovi organismi si formano e si evolvono prima di confrontarsi con il mare aperto. Unico ambiente europeo ad avere tale privilegio, merita per questo un rispetto particolare. La Riserva Naturale Orientata dello Stagnone è infatti il regno delle Chenopodiacee: lungo gli argini delle saline e nei pantani salmastri temporanei questa famiglia di piante fanerogame sfoggia la sua ricchezza di specie alofite appartenenti a numerosi generi (Salicornia, Arthrocnemum, Halopeplis, Halocnemum, Suaeda, Salsola, Atriplex, Halimione). Notevole la presenza entro i confini della Riserva di diverse specie vegetali rare, incluse tra quelle più vulnerabili al rischio di estinzione nel “Libro Rosso delle Piante d’Italia”: Halocnemum strobilaceum, Halopeplis amplexicaulis, Aeluropus lagopoides, Limoniastrum monopetalum, Limonium  ferulaceum, Calendula maritima.
    Varia è anche l’ornitofauna e in particolare quella migratoria che annovera tra gli altri: mignattai, garzette, aironi, pittime reali, bigiarelle, anatre selvatiche; tra gli uccelli nidificanti si segnalano invece il verzellino, la calandra, il cardellino, la cappellaccia. Splendide infine le praterie di posidonia che avvolgono buona parte dei fondali della laguna, le cui acque calde e poco profonde costituiscono l’habitat ideale per una ricchissima fauna ittica.
    La Riserva Naturale Orientata dello Stagnone è infatti un meraviglioso connubio di natura, storia e azione umana che si sono fusi insieme creando un paesaggio unico e mozzafiato.
    L’isola di Mothia custodisce numerosi reperti archeologici di quell’epoca in cui la sua posizione del Mediterraneo ne aveva fatto un importante scalo commerciale fenicio tanto da nuocere a Dionisio di Siracusa che la distrusse nel 397 a.C. Le saline sono una delle più antiche e più produttive attività di questa zona a cui la natura ha donato un clima perfetto per raccogliere dalle sue acqua il sale, farlo asciugare con il calore del sole e infine asciugarlo al vento, cosicché ai passanti sia data l’opportunità di godere dello spettacolo di quelle enormi montagne bianche dietro cui va a dormire il sole mentre, appena più in là, fanno capolino le sagome delle piccole isole.

  • TRAPANI
  • L’antica Drepanon con la sua forma di falce si protende verso il mare, principale fonte di vita per l’attività della pesca e per il porto turistico-commerciale (un tempo fonte di ricchezza con la pesca del corallo). Percorrendo il centro storico si leggono i segni delle varie stratificazioni culturali, dal quartiere più antico Casalicchio, a quello ebraico della Giudecca, ai ruderi medievali del Castello di Terra, al Castello di Mare o della Colombaia. Splendidi sono, nel corso principale, il palazzo Senatorio e il palazzo Riccio di San Gioacchino. Interessanti le chiese del Purgatorio, che custodisce i Misteri (venti gruppi scultorei raffiguranti la passione di Cristo), e del Collegio. Poco distante dal centro storico il santuario dell’Annunziata e il Museo Pepoli, che custodisce imperdibili preziosi gioielli d’arte. A Sud della città, le saline costituiscono l’unicum ambientale da cui ha inizio l’itinerario della via del sale.

    STORIA
    I Greci la chiamarono Drepanon, falce, i Romani Drepanum; le origini elimopuniche la vedono sorgere come porto di Erice e villaggio di pescatori. Amilcare Barca verso il 260 a.C. vi costruì il castello di terra e quello di mare, primi punti – forza del sistema difensivo. Trapani che nei secoli ha legato la sua storia e l’economia al mare, per la felice posizione del porto che favoriva i commerci con l’Africa, assunse particolare importanza sotto gli Arabi ai quali si deve la matrice del più antico tessuto urbano. Giacomo d’Aragona nel 1286 la ampliò e Carlo V nel 1535, fermatosi a Trapani di ritorno da Tunisi, dispose il prolungamento delle mura verso ovest. È la XIV tra le 27 città decorate con Medaglia d’oro come Benemerita del Risorgimento nazionale e ha dato i natali a personaggi illustri tra cui Leonardo Ximenes, astronomo ed ingegnere, e Nunzio Nasi, ministro delle poste e della pubblica istruzione nel governo Giolitti.

    PAESAGGIO
    Il paesaggio di Trapani stupisce per la straordinaria bellezza. La configurazione della città a doppia falce che si protende nel mare quasi a dividere il Tirreno dal Mediterraneo, riconduce al suo nome antico Drepanon, nata dal mito quando Cerere, dea delle messi, alla disperata ricerca della figlia Proserpina rapita perse, proprio qui, la falce che recava in mano. Il vero spettacolo sono le isole Egadi e le saline che fanno da scenario sul mare di sud-ovest la mattina al sorgere del sole e al tramonto, offrendo suggestioni e colori emozionanti specialmente in estate. Proprio in questo spazio di mare vicino all’isola di Favignana vi fu la battaglia navale del 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi che segnò la fine del dominio di Cartagine. Il paesaggio urbano è stato valorizzato in questi ultimi anni con interventi che hanno restituito alla città il prestigio della sua nobile storia con il suo porto mercantile, quello turistico, il recupero delle mura di nord con il porticciolo di Ossuna e del bastione dell’Impossibile davanti il porto.

    NATURA
    A sud del porto si estende la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco, con vasche per la coltivazione del sale. Sito di Interesse Comunitario (SIC) costituisce una delle più importanti aree umide costiere della Sicilia occidentale per le sue valenze biologiche, legate agli aspetti faunistici e floristico-vegetazionali, ed è inserito come ZPS (Zona a protezione speciale per gli uccelli) in quanto area di sosta sulla rotta delle migrazioni verso l’Africa e viceversa. All’interno della Riserva il sale marino viene ottenuto secondo il metodo della coltivazione, lasciando evaporare l’acqua del mare, immessa in grandi vasche salanti nel periodo invernale: gli elementi essenziali sono l’acqua marina, il sole e il vento. La produzione avviene durante il periodo estivo, in particolare nei mesi di luglio, agosto e settembre e a seconda delle condizioni climatiche si possono effettuare anche tre raccolti.

    TRADIZIONI
    Rilevante è il patrimonio di letteratura popolare, caratterizzata da una molteplicità di termini, espressioni, detti e proverbi dialettali; specifica originalità hanno i termini del gergo marinaro con gli immancabili riferimenti alla barca e alla vita sul mare. Cu avi rinari, fa varchi e navi recita un vecchio proverbio, con evidente allusione al trapanese ricco che fa barche e navi. Varca ch’addimura, veni carrica – barca che ritarda torna carica – è un’espressione ottimistica augurale come pure si veni è varca e si resta è scoghiu. Non mancano i vari modi di dire come Vinni u mari cu tutti pisci, per indicare una violenta burrasca, che con una forte mareggiata ha gettato a riva i pesci. O funnu d’u mari niuru è un’espressione esorcizzante la presunta minaccia di un pericolo incombente. Suggestivi sono inoltre i canti dei salinai e quelli dei tonnaroti e le invocazioni ai Santi.

    RELIGIONE RICORDI LEGAMI
    Agosto è il mese dedicato ai Santi patroni: Sant’Alberto e la Madonna di Trapani, per la quale, a partire dal giorno 1, si celebra la quindicina di preghiera che vede migliaia di fedeli affluire al Santuario dell’Annunziata. Il 6 il simulacro di Sant’Alberto ricoperto d’argento (secolo XVII) dal Santuario si trasferisce in città dove sosta tre giorni; il 7 si svolge la solenne processione per le vie cittadine, accompagnata dall’invocazione dei portatori e dei fedeli: Viva Maria e Santo Liberto, un inneggiare ai due patroni della città, ripetuto a gran voce soprattutto dai devoti pescatori. Alla Madonna di Trapani è dedicata la giornata del 16 che, dopo la processione nel centro storico di una copia del simulacro marmoreo, si conclude con i tradizionali giochi d’artificio di mezzanotte. Molto sentita è anche la devozione, soprattutto dei pescatori, verso San Francesco di Paola e Santa Lucia.

    LA SETTIMANA SANTA
    Riti, processioni, funzioni religiose che accomunano fede, tradizioni ed anche folklore, caratterizzano la settimana che precede la Pasqua. Brevi cortei di palme nelle chiese, durante la domenica delle Palme, danno l’avvio ai riti. Il martedì si svolge la processione del quadro della Madonna Addolorata detta Madonna dei Massari, che nel pomeriggio del mercoledì incontra quello della Madonna del Popolo. Il Giovedì nelle chiese vengono allestiti i “sepolcri”, altari che rievocano l’Ultima cena, riccamente addobbati. Ma il culmine è nella suggestiva ed emozionante processione dei Misteri, composta da diciotto gruppi statuari, in legno tela e colla dei secoli XVII e XVIII, rievocanti episodi della passione di Cristo, seguiti da Gesù nell’urna e dalla statua dell’Addolorata. Affidati alle “maestranze” e portati a spalla, sfilano dalle 14.00 del Venerdì fino al mattino del Sabato.

    ARTE
    Custodi di splendide opere d’arte sono gli edifici di culto e in primo luogo il Santuario dell’Annunziata dove si venera La Madonna di Trapani, una stupenda statua marmorea trecentesca, attribuita a Nino Pisano e considerata una tra le più alte realizzazioni dell’artista. Una dolcissima Madonna degli Angeli di Andrea della Robbia, in terracotta invetriata, impreziosisce la chiesa di Santa Maria del Gesù, mentre un singolare Crocefisso gotico doloroso si conserva nella chiesa di San Domenico che possiede anche interessanti affreschi dei secoli XIV e XV. Nella cattedrale meritano attenzione: la Crocefissione, dipinto dai caratteri fiamminghi (sec. XVIII) e il Cristo Morto in pietra incarnata, un particolare tipo di alabastro locale. Interessanti nella chiesa dei Gesuiti le tele seicentesche del fiammingo Geronimo Gerardi, gli stucchi di Bartolomeo Sanseverino e l’icona marmorea di Ignazio Marabitti, del secolo XVIII.

    MONUMENTI
    La ricchezza del patrimonio architettonico che va dal XIV al XX secolo è rappresentata da: le trecentesche chiese di Sant’Agostino e di San Domenico con caratteristici rosoni gotico-chiaramontani, la splendida chiesa di Santa Maria del Gesù in forme gotiche ritardatarie, la cinquecentesca Giudecca, in stile plateresco, con torre rivestita da bugne a punta di diamante, il seicentesco palazzo Senatorio, la barocca chiesa del Collegio dei Gesuiti, internamente decorata con magnifici stucchi e marmi mischi, la severa cattedrale di San Lorenzo (sec. XVII), preceduta da un nartece del trapanese Giovanni Biagio Amico. Non meno significativo, fuori dal centro storico, è il Santuario dell’Annunziata, di origini trecentesche con rosone sulla facciata principale e interessanti cappelle dei secoli XIV-XVI, assieme all’attiguo ex convento dei Carmelitani, ora sede del Museo Regionale “A. Pepoli”, con splendido chiostro.

    MUSEI SCIENZA DIDATTICA
    Prestigiosa istituzione è il Museo Regionale “A. Pepoli”, ubicato nei locali dell’ex convento dei Padri Carmelitani, uno tra i più emblematici di arti applicate che si caratterizza per le raccolte di manufatti in corallo, oro, argento, maiolica e di scultura presepiale, dei secoli XVII e XVIII. Intitolato al suo fondatore, il conte Agostino Sieri Pepoli, raccoglie anche significative opere di scultura e pittura, tra cui un San Giacomo, capolavoro di Antonello Gagini, un polittico dei primi del sec. XV, un dipinto attribuito a Tiziano. La Biblioteca Fardelliana è nota per il ricco fondo di manoscritti, l’emeroteca e le raccolte di opere dei secoli XVI, XVII e XVIII e di antiche stampe, fra cui incisioni del Piranesi. Materiali preistorici e reperti di epoca storica, soprattutto di provenienza marina, sono ospitati nel Museo della Preistoria e del Mare, ubicato nella seicentesca torre di Ligny.

    PRODUZIONI TIPICHE
    Le produzioni tipiche sono collegate alla secolare vocazione marinara della città; i pescatori locali creano, come in passato, attrezzi per la pesca, reti e nasse, tradizionali ceste per la cattura dei pesci che, una volta entrati, non riescono più ad uscire. A Trapani sorgono diversi cantieri navali specializzati nella costruzione di scafi in legno e ferro di vario tonnellaggio, che offrono anche prodotti e servizi per la nautica. Sono inoltre attive industrie enologiche e conserviere del pesce, oltre che aziende per la lavorazione del sale. A queste attività si affianca la tradizionale lavorazione del corallo, un’attività che ebbe grande sviluppo nei secoli XVII e XVIII e rese famosa la città per i suoi pregiati prodotti. Alcuni laboratori artigianali e scuole specializzate ne hanno rilanciato le tecniche di lavorazione. Altri artigiani tengono degnamente viva la tradizionale tecnica della ceramica.

    ENOGASTRONOMIA
    Protagonista della gastronomia è il pesce, nelle infinite varietà, che viene preparato arrostito, fritto, al forno, “a ghiotta” (zuppa). Piatto tipico è il tradizionale couscous, di chiara matrice araba, a base di semola cotta a vapore che a Trapani viene condita con il brodo di pesce. Vera peculiarità è il ton- no di mattanza, ottimo a ragù, ma anche conservato sotto sale (tunnina), in ogni sua parte, comprese le uova (bottarga) e le interiora, opportunamente trattate. Altre tipicità sono la pizza rianata (con origano) e la pasta cu l’agghia, soprattutto busiati (listelli di pasta attorcigliata a mano), condita con un particolare pesto composto da pomodoro, aglio e basilico. La pasticceria trapanese che comprende tutta la gamma dei tradizionali dolci siciliani si caratterizza per le cassatelle fritte di ricotta, le sfingi, la granita di fiori di gelsomino. Notevole è anche la produzione di vino e olio.

    EVENTI E MANIFESTAZIONI
    Sulla scia dell’America’s Cup che si è svolta a Trapani nel 2005, la città continua ad ospitare, in vari periodi, importanti eventi legati alla vela e alla nautica da diporto. Un nutrito calendario di appuntamenti propone durante tutto l’arco dell’anno musica, teatro, folklore, convegni, rassegne, fiere e spettacoli vari. L’Ente Luglio Musicale Trapanese organizza da luglio a settembre, presso la Villa Margherita, una stagione estiva di rappresentazioni liriche, operette e balletti con un ricco cast di artisti di fama nazionale ed internazionale che si esibiscono su di un palcoscenico all’aperto con la suggestiva cornice naturale di alberi secolari; presso l’Auditorium provinciale del Polo Universitario si svolgono invece la stagione lirica invernale e la stagione di prosa, organizzate dallo stesso Ente che, in estate, promuove anche una rassegna cinematografica presso la Villa Pepoli.

    SVAGO SPORT E TEMPO LIBERO
    Come di regola per una città di mare, Trapani dispone di una struttura portuale turistica e di attrezzati stabilimenti balneari, lungo il tratto di spiaggia sabbiosa del litorale Nord. Dopo il successo dell’America’s Cup, società e circoli organizzano corsi di vela, regate ed eventi di rilievo anche internazionale, e promuovono sport nautici. Per il tempo libero, la città offre possibilità di svaghi e di praticare sport: è infatti dotata di impianti di proprietà comunale come il Palazzetto dello sport che ospita anche manifestazioni di intrattenimento e concerti, campi di calcio, una piscina, ai quali si affiancano palestre private, un campo C.O.N.I., strutture e club che promuovono la pratica di diverse discipline sportive, tra cui tennis e basket. Presso lo stadio provinciale, sito nel limitrofo Comune di Erice, si svolgono anche manifestazioni di atletica. Non mancano poi pub, enoteche e winebar che allietano le serate.

  • ERICE
  • Se le origini di Erice si perdono nella nebbia del tempo, passeggiando tra le stradine acciottolate del borgo medievale sulla cima di Monte San Giuliano, quella stessa nebbia lascia scoprire segni, simboli e leggende nate ben prima di punici e romani che qui eressero un santuario dedicato alla dea della Bellezza e dell’Amore. Visitare Erice significa, infatti, perdersi tra mille scorci di stradine basolate, fortificazioni, antiche chiese (la Matrice e Sant’Orsola), conventi, botteghe artigiane (produzione di ceramica, dolci tipici, tappeti), pinete e giardini, per poi smarrirsi, sul bordo della cittadina, in panorami mozzafiato verso le Isole Egadi, lo Stagnone, le Saline e i campi coltivati di tutta la provincia di Trapani.

    STORIA
    Le prime notizie su Erice la danno come città sacra agli Elimi, popolazione di cui ancora non sono chiare le origini, con un tempio-santuario meta di pellegrinaggi e dedicato alla dea della fecondità. Nei secoli Punici, Greci e Romani vi venerarono rispettivamente Astarte, Afrodite e Venere, rendendo Erice un importante luogo di culto e punto di riferimento per quei naviganti di cui la Venere Ericina divenne protettrice. Durante l’impero romano Erice perse la sua importanza strategica, per assumere nuovamente centralità, dopo gli Arabi, sotto i Normanni. Essi cambiarono il nome del paese e del monte in San Giuliano, edificando un castello al posto del santuario e conferendo al centro e al territorio l’assetto attuale: le fortificazioni furono consolidate e la città assunse un ruolo di primo piano come presidio della costa e del vasto territorio sottostante.

    PAESAGGIO
    Su un altopiano cinto da possenti mura ciclopiche, dalla simbolica e misteriosa pianta di triangolo equilatero, si trova il piccolo borgo medievale di Erice. Le stradine e i vicoli acciottolati si snodano fitti al suo interno e diventano ancor più suggestivi se attraversati in una giornata di nebbia, caratteristica climatica della cittadina. Perdersi tra le sue vie, dalla tipica pavimentazione a selciato, è un buon modo di assaporarne l’atmosfera, sbirciando tra i caratteristici cortili interni delle abitazioni e godendo degli scorci che si aprono tra chiese, palazzi antichi e castello, testimonianza di un glorioso passato. Al giro per le viuzze, così piccole da consentire talvolta il passaggio di una sola persona, si abbinano passeggiate immerse nel verde dei Giardini del Balio da cui si può ammirare uno tra i più bei panorami della Sicilia: si possono distinguere saline e campagne con sullo sfondo il mare e le Isole Egadi, mentre nelle giornate limpide si scorgono addirittura Pantelleria ed Ustica.

    NATURA
    Il territorio presenta differenziazioni legate ad una molteplicità di fattori stazionali. Infatti risalendo dal mare verso la sommità del monte si attraversano tre tipi di clima: quello marino, quello collinare e quello appenninico, passando dalla vegetazione alofita vicino al mare a quella del carrubo e del leccio ed infine più a monte dove si trovano il Frassino (Fraxinus ornus) e la Roverella (Quercus pubescens), una quercia spogliante che si trova sulle pendici esposte a nord. La flora di Erice è quanto mai varia ed è stata oggetto di analisi da parte di numerosi studiosi già a partire dall’inizio del 1800. La presenza di circa 20 specie endemiche caratterizza quelle più espressive e rappresentative della flora, come la Brassica drepanensis e Limonium ponzoi presenti esclusivamente nella provincia di Trapani. Distribuiti nei vari ambienti a loro più consoni, dalle rupi ai boschi, dai coltivi alle vicinanze dei torrenti, svariate sono le specie di uccelli, alcuni migratori altri stanziali, presenti nel territorio.

    TRADIZIONI
    L’atmosfera peculiare e densa di mistero che si respira ad Erice ha di certo favorito il diffondersi di numerose leggende. La prima, proprio sulla sua origine, narra che il paese sia stato fondato dal re Erice, figlio di Afrodite, morto in seguito a uno scontro con Eracle per il predominio sul monte. Un altro mito di fondazione è quello virgiliano: Enea approda a Pizzolungo, ai piedi del monte, dove celebra il funerale del padre Anchise. In seguito ad alcuni incendi, l’eroe è costretto a lasciare a terra alcuni compagni di viaggio che si stanziano sul monte, fondando la cittadina. Infine, vi è ancora il mito della Venere ericina il cui culto fu così famoso da diffondersi in tutto il mondo romano. La dea offriva altresì la propria protezione anche a chi si congiungeva con le sacerdotesse, che praticavano la prostituzione sacra dietro offerte e doni.

    RELIGIONE RICORDI LEGAMI
    A fine agosto si celebra la Madonna di Custonaci: improvvisati altari, addobbati con cura, vengono allestiti in onore della Vergine nei caratteristici cortili interni delle abitazioni e, l’ultimo mercoledì del mese, il quadro votivo custodito nella chiesa Matrice viene fatto sfilare per le vie del paese fino al rientro serale, accompagnato da spettacolari giochi pirotecnici sincronizzati con la musica. Il venerdì santo sfilano per le vie del centro i “Misteri”, quattro gruppi statuari in legno, tela e colla (sec. XVIII) raffiguranti episodi della passione di Cristo, seguiti da Gesù nel sepolcro e dalla statua lignea dell’Addolorata (sec. XVI). Partendo dalla chiesa di San Giuliano, in cui sono custoditi tutto l’anno, sono portati in processione in un’atmosfera davvero suggestiva, suggellata dalla musica funebre che risuona per le vie e dalla folla che li segue.

    ARTE
    Le chiese di Erice, oltre a rappresentare pregevoli esempi di stili architettonici, custodiscono al loro interno preziose opere d’arte. Tra esse assumono un ruolo di primo piano le sculture di scuola gaginesca: nella chiesa Madre sono ospitate una quattrocentesca Madonna col Bambino attribuita a Domenico Gagini, un grande bassorilievo marmoreo raffigurante la Madonna attorniata da Santi e con scene della passione di Cristo (opera cinquecentesca di Giuliano Mancino) e la veneratissima Madonna di Custonaci, copia ottocentesca dell’originale (fine sec. XV) custodito nell’omonimo santuario. All’interno della chiesa di San Giovanni Battista si possono ammirare, invece, una scultura raffigurante San Giovanni Evangelista di Antonino Gagini e una statua di San Giovanni Battista opera di Antonello Gagini; dello stesso autore è una Madonna col Bambino custodita nella chiesa di Sant’Orsola. Completano questo ricco quadro le preziose opere visibili nel Museo Cordici.

    ARCHEOLOGIA
    L’antica cinta muraria, a pianta triangolare, è costituita sul livello inferiore da grandi blocchi megalitici isodomi, attribuiti ad età elimo-punica e da un livello superiore di età medievale. Nei blocchi inferiori si possono leggere ancor oggi, chiaramente incise, numerose lettere fenicie. Le mura erano poi inframmezzate da torri e pusterle, piccole porte di cui oggi rimangono pochi esemplari. Altra struttura di interesse archeologico è il Castello, in cui si conservano i resti del tempio di Venere e di un edificio termale romano “il muro di dedalo” in tecnica isodoma e il cosiddetto pozzo di Venere, nel quale, secondo la leggenda, la dea si bagnava e in cui sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici. Da non dimenticare infine l’eneolitico, suggestivo vaso a saliera, la prassitelica testina di Venere, simbolo della città, i vasetti della necropoli punica e la collezione numismatica, conservati al Museo Civico.

    MONUMENTI
    E’ impossibile sintetizzare il tesoro di pietra custodito a Erice, dove la cinta muraria elimo-punica conserva tre porte di ingresso (Porta Spada, Porta Carmine, Por ta Trapani) quasi integre e risalenti alla dominazione normanna. Poco oltre le mura si trova il Quartiere spagnolo, del XVII sec., imponente struttura incompiuta e destinata a ospitare guarnigioni militari; intorno ai Giardini del Balio troviamo il Castello (al cui esterno si può ammirare lo stemma degli Asburgo) e la Torretta Pepoli, mentre le Torri del Balio sono oggi una lussuosa struttura ricettiva. Nel piccolo abitato sorgono poi numerosissime chiese che testimoniano diversi stili architettonici e custodiscono preziose opere: prima fra tutte la chiesa Matrice (dell’Assunta), del 1314, accanto alla quale si erge l’imponente campanile che fu in origine una torre di vedetta. Meritano poi una visita la chiesa di San Martino, di probabili origini gotiche ma ricostruita e rimaneggiata tra il XVII e il XVIII secolo; San Giovanni, il cui impianto originale risale al XII secolo; San Cataldo, ricostruita nel Settecento su un originario impianto trecentesco. Passeggiando per le vie del paese, si possono poi ammirare numerosi palazzi nobiliari tra cui meritano menzione: palazzo Militari (con elementi gotici e chiaramontani), palazzo Palma (XVII sec.) e palazzo Majorana (XVIII sec.).

    MUSEI SCIENZA DIDATTICA
    Nel Museo Civico Antonio Cordici sono conservati reperti archeologici di epoche diverse (elima-punica, greca, romana), dipinti del XVII e XVIII secolo e coevi paramenti sacri. Di rilievo sono la testa di Afrodite del IV secolo a.C., simbolo tra i più amati di Erice, e l’Annunciazione marmorea, proveniente dalla chiesa del Carmine, che Antonello Gagini scolpì nel 1525 su commissione di un nobile ericino. Anche l’arte contemporanea va in scena ad Erice con la galleria civica “La Salerniana” che ospita periodicamente esposizioni. Il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana è sede di convegni, incontri e dibattiti di tale interesse da valere al paese l’appellativo di Città della Scienza. Scendendo verso Trapani, in località San Matteo, si può sostare al Museo Agroforestale che, in un vecchio casale immerso nel verde, illustra manifestazioni autoctone di flora e fauna e vecchi strumenti della vita contadina.

    PRODUZIONI TIPICHE
    Le vie acciottolate del centro cittadino abbondano di botteghe artigiane che mostrano le tipiche produzioni ericine, tra cui è quella dei tappeti, la cui lavorazione, effettuata con antichi telai, richiede diversi giorni di lavoro: attraverso un complesso sistema di intrecci, di lavoro manuale e pedali, la trama si incastra nell’ordito, producendo i caratteristici disegni geometrici dai colori vivaci. Un tempo i tappeti venivano creati dalle donne nel tempo libero, sfruttando ritagli e avanzi di stoffa. Vanno ancora annoverate le ceramiche (piatti, vasi, oggettistica varia), prodotte secondo antichi metodi di lavorazione, con una decorazione, rigorosamente a mano, che segue motivi floreali o disegni geometrici e si caratterizza per l’uso di colori intensi (verde, giallo, blu e arancio).

    ENOGASTRONOMIA
    Nel territorio ericino si producono ottimi vini (Erice D.O.C.) e un caratteristico liquore dal colore verde (Monte ericino). Ma è la pasticceria a fare della cittadina un must indiscusso dell’enogastronomia dell’isola. Guidati dal profumo potrà capitarvi di imbattervi in laboratori dolciari, prelibatezze un tempo preparate dalle suore nei conventi di clausura della vetta le cui ricette rimangono un segreto conosciuto da pochi. Tipici sono i dolci a base di pasta di mandorla: i bocconcini (piccole sfere ripiene di conserva di cedro e cannella), i belli e brutti (dalla forma irregolare e aromatizzati con limone), le palline al cioccolato. D’obbligo sono poi le genovesi (pasta frolla particolarmente morbida e ripiena di crema pasticcera) e i mostaccioli (biscotti secchi molto duri, spesso accompagnati a liquori e vini da dessert), classici o nella variante al miele.

    EVENTI E MANIFESTAZIONI
    A Erice si svolgono periodicamente eventi di richiamo internazionale. Tra essi merita di essere segnalata la Settimana Internazionale di Musica Medievale e Rinascimentale (settembre), quando le chiese del centro diventano palcoscenico per artisti di fama internazionale e la musica antica si fonde perfettamente con il paesaggio, conferendo al borgo un’atmosfera unica. Erice inoltre ospita ormai da molti anni i convegni scientifici di richiamo internazionale del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana. La Cronoscalata del Monte Erice è una competizione automobilistica che si snoda lungo il tortuoso percorso che collega Valderice a Erice; l’evento è molto seguito dalla popolazione locale che si apposta nei punti predisposti per fare il tifo. Nel periodo estivo, spesso, la piazza centrale del paese si anima con concerti e rappresentazioni.

    SVAGO SPORT E TEMPO LIBERO
    A Erice sono presenti campi di calcio, di tennis e di bocce. Alcune strutture ricettive mettono a disposizione guide locali per effettuare escursioni guidate e attività di trekking nelle pinete e nelle aree verdi che circondano la montagna. Tutta la montagna inol- tre, per i suoi panorami e vedute, si presta ad escursioni libere, alla scoperta delle numerose chiese rurali o lungo le strade forestali, verso il Museo Agroforestale di S. Matteo, per vedere da vicino gli ultimi asini panteschi, salvati e curati dall’Azienda Foreste, o verso l’eremo e l’area naturalistica di Martogna. Sul mare antistante la spiaggia di San Giuliano, area particolarmente ventosa, si praticano sport velici e non è difficile vedere anche dalla vetta imbarcazioni a vela e kitesurfers in allenamento.